L’unica scuola professionale per pizzaioli con Certificazione di Qualità

Perchè APES si oppone

Incoerenze e controsensi della Pizza Verace Napoletana Patrimonio Immateriale Unesco

 

 

Perché ci siamo opposti

 

Esiste un fraintendimento: noi non discutiamo che la pizza napoletana sia di Napoli, piuttosto che non lo è la Pizza.

Concetto cervellotico, forse, ma che bene è stato espresso nel 2004 dallo stesso Disciplinare presentato dal  Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, concetto scomparso in documenti successivi:

 

La pizza napoletana è preparata “secondo la tradizione italiana”.

 

Ribadiamo: nulla osta ai napoletani che difendano la pizza napoletana moderna, ma non che la spaccino per verace e artigianale quando è frutto di un lavoro studiato per l’interesse attuale del territorio e non della storicità a cui si sono solamente ispirati.

 

La pizza napoletana, ribattezzata “cibo per i poveri”, doveva restare sullo stomaco per dare sensazioni di sazietà, fatta con quanto c’era a disposizione, venduta e mangiata per strada, comprata a spicchi e prodotta anche in versione fritta, in un momento di pausa dal lavoro, soprattutto al porto, come ci raccontano molte antiche illustrazioni. 

Oggi ci troviamo di fronte ad una “pizza napoletana moderna” non certo “verace” come la si vuol far passare, da cibo dei poveri a cui deve il suo successo e la sua diffusione, a cibo per ricchi clienti, con parametri, centimetri e valori che rispondono solo alle normative moderne. 

Per chiarire meglio le nostre osservazioni procediamo ad inviare allegati idonei ad approfondire l’argomento trattato.

Allegato (A):  parliamo delle indicazioni sulle materie prime nei vari disciplinari, escludendo la farina, la produzione e cottura del prodotto poiché diverrebbe un lavoro lungo da esporre, ma rimaniamo a disposizione per farlo.

I prodotti indicati non hanno nulla a che fare con la storicità della pizza napoletana: la marinara e soprattutto la margherita sono quelle che hanno avuto più notorietà.

(sub-allegati: A1 – A2 – A3 – A4 – A5 – A6 – A7)

 

Allegati (B): nel 1984 quando come APES ci siamo recati a Napoli per un congresso dei pizzaioli a Napoli non ne volevano sentir parlare di pizza, non era onorevole, non interessava.

Un mese prima in fretta e furia era stata fondata l’Associazione Verace Pizza Napoletana, ma il vero atteso ospite era il calcio di Maradona.  

 

Allegati (C): La pizza napoletana nasce come pizza d’asporto, pizza dei poveri mangiata per strada. Nella domanda STG diviene un prodotto che asportato dal locale di produzione prima perde il marchio, poi in una successiva versione non si può asportare per surgelarla e rivenderla (?).

(sub-allegati C1 – C2 – C3)

 

Allegato (D): Pellegrino Artusi nel 1881 citava come pizza napoletana un dolce.

Non era, dunque, così scontata la ricetta salata a cui fanno riferimento i napoletani. 

Allegato (E): se per ottenere una STG bastano 25 anni, Napoli può benissimo tutelare la pizza dessert vincitrice del Concorso A.P.E S.  nel 1984 a Castel dell’Ovo con una giuria tutta napoletana.

Allegato (F): dopo tante discussioni sulla pizza napoletana cotta nei forni a legna, per l’Associazione Pizza Verace Napoletana ora vanno bene anche i forni a gas, anzi vi collabora.

Come la mettiamo?

(sub-allegati F1 – F2 – F3 – F4).

 

Allegato (G): L’Enciclopedia Treccani, a cui si fa riferimento per la storicità della pizza napoletana,  fu curata dal napoletano Nicola Zingarelli, autore anche del “Vocabolario della Lingua Italiana”.

Una edizione del 1952 del Vocabolario Zingarelli riporta come pizza un termine legato a molti significati, il penultimo di questi è riferito a Napoli.

 

Concludendo,

oggi esistono due disciplinari sulla pizza napoletana, uno STG rigorosissimo e cavilloso, lungi dallo spirito tipico napoletano, e uno più blando e permissivo dell’Associazione Verace Pizza Napoletana. Quest’ultimo è anche internazionale.

 

Nell’uso comune, nel settore turistico-alberghiero italiano, la pizza artigianale fa parte del settore appunto artigianato a cui vengono ascritte le pizzerie d’asporto.

 

Per definizione, dunque, la pizza artigianale è quella che si consuma in un luogo diverso dal luogo di produzione.

 

I napoletani definiscono, invece, artigianale napoletana la pizza che deve essere consumata sul posto, dunque nel settore commerciale con somministrazione.  Non è un controsenso?

 

La nostra “querelle” potrà sicuramente facilitare un ricongiungimento degli interessi delle Associazioni Napoletane: sarà dunque un bene per le stesse, ma non contribuirà a rendere giustizia alla pizza italiana.

 

Questo atteggiamento nell’Anniversario dell’Unità d’Italia non è proprio un messaggio di coerenza, coesione e rispetto nazionale.

 

La Dieta Mediterranea è già Patrimonio Immateriale dell’Umanità e da sempre nella stessa è contemplata la pizza: se le associazioni cuochi chiedessero tale qualifica per l’infinità di primi piatti fatti con pasta pomodoro verdure olio di oliva, cipolle e aromi vari come la mettete?

 

La pizza fritta, vera leccornia napoletana: perché è stata lasciata nel dimenticatoio?

 

Forse avrebbe questa a maggior diritto un richiamo più storico e incontestabile.

 

Ringraziamo dell’attenzione, augurandoci di aver contribuito a chiarire in parte i motivi della nostra posizione volta a difendere la Pizza Italiana, come ci impone il nostro Statuto Sociale, una pizza frutto di storia, qualità e molta fantasia del pizzaiolo.

 

Antonio Primiceri

(Presidente Associazione Pizzaioli e Similari)

Milano, 5 Maggio 2011 

Appuntamenti

22/10/2011 Salone CiaoPizza
12/03/2011 Per ridere un po'
31/05/2010 Pizzaioli in erba

Redazione Pizzapress Quality

via G.Bertini 25 - 20154 Milano
Tel. 02/33101585
Fax 02/3319131
email: redazione@pizzapress.it

Associazione Pizzaioli E Similari

via G.Bertini 25 - 20154 Milano
Tel. 02/33104892
Fax 02/3319131
email: scuolapes@pizzapress.it

web development by piercearrows.com